The french letter of Hubert de Givenchy

HUBERT DE GIVENCHY

"Iniziai a lavorare da Jacques Fath all'età di diciassette anni. Nei sei anni successivi ebbi la fortuna di entrare nell'equipe di Robert Piguet, poi di Lelong e in seguito di Elsa Schiaparelli per quattro anni. Il mio desiderio era di avere una casa di moda tutta mia. Non puntavo a rivaleggiare con altri grandi stilisti, ma a creare modelli che all'epoca venivano chiamati "Separates". Una formula nuova, a mio avviso più moderna e più attuale.

Noi eravamo un team ristretto, competente, molto simpatico. Bettina Graziani, Philippe Venet e le più belle mannequin di allora, Sophie Litvak, lvy Nicholson, Suzy Parker...

La stampa rimase piacevolmente sorpresa. L'unica critica fu mossa alla mia idea di presentazione dei Separates, che non era stata compresa.

Jackie Kennedy era diventata la First lady degli Stati Uniti. Mi diede fiducia e mi chiese di vestirla. Il fatto che la signora Kennedy avesse scelto la Maison per il suo guardaroba ci garantì uno straordinario ritorno pubblicitario e l'immagine della signora Kennedy ci fu di enorme aiuto con la stampa.

Nello stesso periodo incontrai un'altra celebrità che, in seguito, sarebbe diventata una grande amica e una grande star, Audrey Hepburn. Anche lei mi chiese di vestirla in tutti i suoi film di ambientazione contemporanea, a partire da Sabrina, Arianna, Cenerentola a Parigi...

La sezione Profumi che avevamo deciso di avviare muoveva allora i suoi primi passi e pensai che associare l'immagine di Audrey a una fragranza sarebbe stato un passo innovativo. E così fu. Creammo L'interdit. Ancor oggi, L'interdit è legato all'immagine di Audrey.

La casa di moda acquisiva sempre maggiore importanza e occorreva trovare una sede più consona alle numerose richieste che ci pervenivano. La Maison lasciò dunque rue Alfred de Vigny per insediarsi in avenue George V, dove si trova tuttora.

Vennero i viaggi negli Stati Uniti, in Giappone e in molti altri paesi in cui si aprivano le boutique di prêt-à-porter. Roma, Ginevra, Losanna, Londra, Tokyo, Osaka, New York, Dallas ecc.

Balenciaga, per il quale nutrivo un'ammirazione sconfinata, e che avevo avuto il piacere di incontrare negli Stati Uniti, divenne un grande amico. Per conferire maggiore solidità alla mia tecnica mi propose alcune figure del suo atelier.

Alla chiusura della Maison Balenciaga, molte clienti del marchio mi scelsero e vennero a vestirsi da noi.

Dopo 42 anni vissuti felicemente, con una equipe straordinaria al mio fianco, lasciavo l'avenue George V."

The signature of Hubert de Givenchy